L’universo è una simulazione al computer. Come funziona e come ciò può cambiare la cultura e il destino della nostra specie

di barabeke
L’universo è una simulazione al computer. Come funziona e come ciò può cambiare la cultura e il destino della nostra specie

Non aver timore di essere eccentrico nelle opinioni: ogni opinione oggi accettata è stata a suo tempo considerata eccentrica.
Bertrand Russell

Nel gioco della vita e dell’evoluzione abbiamo tre giocatori al tavolo: gli esseri umani, la natura e le macchine. Io sono fermamente dalla parte della natura. Ma sospetto che la natura stia dalla parte delle macchine.
George Dyson

Dunque cosa faremo quando la nostra intelligenza raggiungerà il googol (10¹ºº) di calcoli al secondo? Una delle cose che forse faremo sarà programmare nuovi universi. Alla stessa maniera il nostro universo potrebbe essere la creazione di una superintelligenza che sta in un altro universo. Se questo fosse il caso, vorrebbe dire che dietro al nostro universo c’è un disegno intelligente e che l’architetto sarebbe l’intelligenza evoluta di qualche altro universo.
Ray Kurzweil

Credo che il nostro universo esista all’interno di una macchina, un supercomputer in cui gira una simulazione così complessa che ci costerà molti secoli crearla da noi.

Di conseguenza la realtà è una proiezione della nostra coscienza, come nelle filosofie orientali o in Berkeley. Niente esiste se non osservato, o meglio esiste in potenza e si manifesta nell’esistenza attraverso “caricamento” attivato dall’interazione con noi. Viaggiare nel tempo è tecnicamente possibile e così nello spazio, raggiungendo istantaneamente qualsiasi punto dell’universo e oltre. Chi ci ha creato sta una dimensione al di sopra della nostra in un universo che è in pratica una matrioska contenente il nostro. Sospetto che, come noi, si domandino chi li ha creati…

Non sono in grado di dimostrare ciò che affermo, ma in futuro qualcuno potrebbe riuscirci. A differenza di ogni altra idea di “dio” che l’umanità abbia mai sviluppato questa si presta ad essere investigata dalla scienza. Non saprei dire come, non sono che un oscuro artista italiano. La mia credenza nasce da un’esperienza di satori che mi capitò nel 2005, non è dunque frutto di un processo intellettuale. Più tardi, con somma gioia, ho scoperto che molte menti più brillanti della mia sono giunte alla medesima conclusione.

L’ipotesi che vede l’universo come un computer digitale non è nulla di nuovo. Il primo a formularla fu nel 1967 Konrad Zuse, l’uomo che ha costruito il primo computer programmabile. Facendo un po’ di ricerche ho acquisito familiarità con termini quali digital physics, computational universe, pancomputationalism, simulation hypothesis. C’è un dibattito in corso e c’è già chi lavora per trovare conferme sperimentali. Pur non essendo qualificato per partecipare a questo dibattito spero di riuscire qui a contribuire con un po’ di ispirazione.

Non mi aspetto di essere creduto ma spero tuttavia che realizzare di non essere in grado di dimostrare la falsità di questo mio pensiero possa aprire nella vostra mente lo spazio per il dubbio.

Assumiamo che in un futuro non troppo lontano si trovino evidenze forti in supporto di questa teoria e tra la gente si diffondesse la consapevolezza che viviamo dentro una simulazione (come credo accadrà). In che modo ciò cambierebbe la nostra cultura? Non è facile da prevedere, ma l’impatto credo non sarebbe inferiore a Darwin.

Le conseguenze filosofiche sono molte. Alcune le ho già menzionate, ve ne suggerisco altre quattro:

  • Esiste un creatore intelligente e potrebbe per noi essere tecnicamente possibile entrare in contatto con questo signore. Che in un certo senso potremmo considerare come il nostro dio, anche se lui/lei/esso ha probabilmente a sua volta un creatore. Il mistero del “creatore finale” permarrebbe, ma finalmente avremmo una risposta al quesito esistenziale che ci accompagna dagli albori della civiltà: chi siamo e da dove veniamo.
  • L’umanità ha uno scopo comune: costruire quella macchina. Già ci dedichiamo a programmare simulazioni dell’universo ma dobbiamo raggiungere un livello in cui forme di vita complesse possano emergere dal sistema, incluse creature fatte a nostra immagine e somiglianza che come noi possano sviluppare coscienza di sè e l’illusione di essere separati dal resto.
  • Siamo tutti nella stessa umile barca, fratelli e le sorelle uniti da un comune destino. Il razzismo e tutti gli altri ismi, farci la guerra l’un l’altro, sono enormi sciocchezze (molti la pensano così anche oggi, ma una tale epifania sulla nostra natura dovrebbe rendere il concetto più convincente).
  • Siamo pezzi di codice scritti in un linguaggio ben più evoluto delle nostre parole e del nostro pensiero dualistico. Di conseguenza, l’importanza che diamo alle parole dovrebbe diminuire. Quanta morte e sofferenza ha causato nel corso della storia il dare troppa importanza alle parole… Questo ampliamento della nostra prospettiva dovrebbe aiutarci a farci meno male da soli. In futuro le persone che daranno troppa importanza alle parole forse appariranno primitive come oggi consideriamo primitivo un contadino del Medioevo che compie le azioni più folli basandosi su superstizioni.

Questa macchina in pratica sarebbe teatro di un gigantesco esperimento scientifico le cui regole mi piace immaginare, con un po’ di fantasia e di ironia, in questi termini:

  • Il nostro scopo primario è studiare come l’universo, la vita, l’evoluzione, e le civiltà funzionano. Dobbiamo evitare il più possibile di interferire, lasciare che le creaturine che vivono dentro la macchina si arrangino, guardare come si comportano, osservarle mentre commettono gli stessi nostri stupidi errori.
  • Se una civiltà è stagnante, previa approvazione è ok intervenire divinamente per darle una spintarella. Singoli atti di compassione o altre interferenze minori come scherzi telefonici possono essere tollerati. Siamo dio, in fondo. Essere completamente impotenti abbasserebbe il morale al nostro team, il quale tende a sviluppare empatia per quelle creaturine e le loro storie. Ciò che importa è che le creaturine non scoprano che noi esistiamo. Vogliamo che abbiano sentore della nostra presenza ma dobbiamo curarci di non lasciare troppe tracce del nostro lavoro. Non vogliamo correre il rischio che quelle menti semplici comincino ad ammazzarsi tra di loro in nostro nome. Oltre a rallentare il loro progresso può addirittura minacciarne l’estinzione. In più, per alcuni dei nostri scienziati, essere testimoni di tutta quella sofferenza può essere causa di depressione e noi siamo datori di lavoro responsabili che si prendono cura dei propri impiegati.
  • Queste creaturine devono arrivarci da sole a capire che noi esistiamo. Quando ci riusciranno, saranno mature per cominciare anche loro a costruire un universo all’interno di una macchina, il che è nel nostro interesse che accada. Dobbiamo lasciarli lavorare a modo loro, senza interferire perché c’è molto che da loro possiamo imparare. La maniera in cui loro disegnano la comunicazione tra la dimensione sottostante e quella sovrastante può aiutarci ad entrare in contatto con chi ci ha creato.
  • Quando una civiltà all’interno della macchina raggiunge il nostro livello di intelligenza, possiamo finalmente fare outing e cominciare ad avere relazioni con loro, a collaborare, magari portare su da noi dalla dimensione di sotto qualche individuo eccezionale e fargli visitare il nostro mondo installando la sua coscienza su uno dei nostri robot (dovrebbe essere tecnicamente possibile). Le civiltà all’interno della macchina hanno più potenziale della nostra dato che possiamo accellerare il loro tempo e far sì che i loro millenni passino in secondi. In un certo senso, coltiveremo geni e innovatori dai quali imparare.

Beh, non è detto che lo faremo esattamente in questa maniera… In più, per creare vita complessa e senziente all’interno di un computer potrebbero volerci secoli se non millenni. Immaginare un futuro molto distante è esercizio scivoloso che i posteri tendono ad apprezzare più che altro per lo spasso e le risate che gli procura.

Spero di essere comunque riuscito a darvi un’idea di quanto radicale possa essere l’impatto di questo nuovo pensiero sulla nostra cultura. Se più gente si interessasse a questa idea e vi dedicasse talento ed energie mentali, qualche evidenza forte in supporto della teoria dell’universo digitale potrebbe emergere già nel corso di questo secolo.

Parte della mia missione artistica è accellerare la venuta di questa nuova consapevolezza, che considero cruciale per il destino della nostra specie. Il nono dei miei Dieci Comandamenti per il Millennio Digitale è ad essa dedicato.

Il mio obiettivo non è convincere bensì ispirare, specialmente i giovani brillanti e speranzosi. Sono un artista, porto con me il vento del tempo che cambia. Per chi lo vuole respirare.

UPDATE: Il 2 giugno 2016 Elon Musk ha dichiarato pubblicamente che esiste “una possibilità su miliardi” di NON vivere in una simulazione al computer. Sono felice che una delle figure più influenti del nostro tempo condivida la mia credenza, questo dovrebbe aumentarne la consapevolezza e indurre meno persone a considerarmi un pazzo 🙂

(Questo post è stato originariamente pubblicato nel 2015 in inglese)

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